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Il Manifesto degli Assistenti Sociali Senza Frontiere
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Codice Deontologico dell'Assistente Sociale
Testo approvato dal Consiglio Nazionale nella seduto del 17 Luglio 2009
Linee Guida per la Formazione
Gli standards globali di qualità per la formazione degli assistenti sociali
Indicatori NAWS
Indicatori per la realizzazione di competenze culturali standards (NAWS) nella pratica del lavoro sociale
Silvia Marullo
Nell'estate 2008, dopo circa un mese dalla mia laurea, ho deciso di partire, insieme ad altri quindici ragazzi tra i diciotto e i trentacinque anni, per un viaggio solidale di tre settimane in Namibia, Paese africano dall'enorme fascino, sia dal punto di vista naturalistico, che socioeconomico. Di colonizzazione tedesca, è uno degli stati più ricchi dell'Africa, ha un turismo molto sviluppato ed “occidentale” direi, con campeggi di nuova costruzione, che certo non hanno nulla da invidiare ai nostri. Gli autoctoni stanno iniziando ad essere riconosciuti all'interno dello Stato, la Namibia è attualmente un Repubblica democratica, istituita nel 1990 con la fine dell'amministrazione sudafricana e dell'apartheid.

Terra di bellissimi paesaggi e diamanti è sempre riuscita a sfuggire alle grandi piaghe che hanno colpito altri Paesi africani: guerre (unica grande guerra fu quella per l'indipendenza dal Sudafrica durata ventidue anni e terminata con l'intervento dell'ONU nel 1988) e fame, il clima e condizioni ideali per l'agricoltura e l'allevamento sono sempre riusciti a contrastarla. Vi è però in Namibia una zona che, pur facendo parte di questo Paese, non ne ha le caratteristiche: è la zona lungo il confine nord, ovvero il confine con l'Angola, e parlando di Angola molte cose si possono già intuire.

Durante il nostro viaggio siamo stati circa per metà del soggiorno in una città sita in quest'area: Rundu. Le condizioni della popolazione qui certo non sono rosee: analfabetismo, malnutrizione, diffusione del virus del HIV (circa il 30% della popolazione è infetta), assenza di strutture sanitarie, di servizi igienici e di pozzi per l'acqua potabile. Inoltre in questa zona sono molti i bambini orfani, per morte o abbandono dei genitori, che vengono assistiti, oltre che dalla popolazione locale, da un sacerdote anglicano di origini nordamericane e una suora cattolica namibiana.

Seppur lo scopo del viaggio fosse conoscere le condizioni socioeconomiche della zona, durante le giornate passavamo molto tempo in modo attivo con la popolazione locale, offrendo supporto alla missione nella gestione degli oltre 300 bambini, facendoli giocare e dando loro da mangiare nella mensa.


Circa dieci giorni abbiamo passato in quel villaggio e di certo sono stati i giorni più belli che io abbia mai vissuto: arrivare al mattino tra i bambini ed essere accolti come divi di Hollywood, insegnare loro un gioco per noi banale come il “giro giro tondo” e scoprire nei loro occhi l'enorme voglia di imparare che hanno, loro che a scuola non ci possono andare, ma che dopo dieci minuti cantano in italiano come se lo facessero nella loro lingua, insegnare ai gestori della mensa che per far stare i bambini in fila si può utilizzare il gioco e non il bastone come sono abituati, non per cattiveria, ma per cultura, vedere la gioia negli occhi dei bambini che si sentono accuditi, considerati di certo riempie il cuore. Quello che si vede e si percepisce non è però solo positivo, pian piano ti accorgi che non c'è disinfettante per medicare un bambino che si è fatto male giocando, che non tutti i bambini possono giocare perché i più grandi (5-6 anni) devono tenere in braccio o sulle spalle i più piccoli, supplendo al ruolo di genitore, che vi è la consapevolezza che non vi sono bambini con più di 7-8 anni, perché la maggior parte di loro entro quell'età sviluppa l'AIDS, morendo di lì a poco.

Quando pensi a questo ti rendi conto di quanto questi popoli abbiano bisogno di aiuto, ma anche di quanto tu, uomo singolo, sia inerte davanti a tutto questo. Dal viaggio è nata una piccola associazione “Insieme per la Namibia ONLUS”, con sede a Figline Valdarno (Firenze). L'associazione cerca costantemente di raccogliere fondi e quindi promuove iniziative, concerti, incontri per sensibilizzare le persone sull'argomento, ma certo il lavoro da fare è ancora molto e le nostre vite quotidiane non ci lasciano molto spazio.

Un'esperienza come la mia certo è un buon inizio, aiuta a comprendere meglio e ad avvicinarsi a determinate situazioni. Io ho lasciato parte del mio cuore in quel villaggio, spero di potervi tornare un giorno e che la vita mi riservi diverse occasioni ed esperienze simili. E Voi?
