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Tibet: 50 anni di sofferenze

“In Tibet la tensione è sempre più alle stelle al punto che è possibile vi scoppi una rivolta” ha detto S.S Dalai Lama durante la sua recente visita in Italia e Germania il 9 e 10 febbraio. Il 12 febbraio il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, annuncia che “la situazione in Tibet è stabile”.
Ma la realtà è che in vista degli anniversari delle proteste del 1959 e del 2008 la polizia setaccia quotidianamente case, alberghi, camere in affitto, locali pubblici e internet cafe. Dal 18 gennaio il governo cinese ha infatti lanciato una nuova campagna “colpisci duro”. Il Tibet oggi è interdetto ai turisti. I giornalisti sono stati espulsi all’improvviso dal paese. Le autorità si preparano a reprimere ogni protesta e non vogliono testimoni. C’è un massiccio spostamento di militari cinesi in Tibet. Se la situazione in Tibet è stabile è solo perché regna da un anno una situazione di terrore simile alla legge marziale. La brutale ed eccessiva repressione della polizia cinese nella rivolta del 2008 ha causato 293 morti accertati, più di 2000 feriti e più di 8700 arresti, numeri che aumentano sempre giorno per giorno.
In 60 anni d’occupazione, il regime comunista cinese ha causato più di 1,2 milioni di tibetani morti. Più di 6000 monasteri distrutti, le risorse naturali e la fragile ecologia del Tibet sta subendo una distruzione irreversibile,con un impatto ecologico disastroso per l’intera Asia e per il clima del mondo. Migliaia di tibetani sono ancora in campi di concentramento per aver espresso le proprie opinioni. Il popolo tibetano è ridotto a minoranza nella propria terra a causa della massiccia immigrazione forzata dei cinesi di origine Han in Tibet. Oggi dopo 60 anni di occupazione, la condizione economica, sanitaria e l’educazione dei tibetani sono tra le più basse della Cina. Il modello di “sviluppo economico” disastroso imposto alla popolazione locale ha portato i tibetani ad un’esasperazione incontrollabile. Il 70% dell’economia è in mano ai cinesi han, mentre il 70% della popolazione tibetana, soprattutto nelle zone rurali, vive sotto la soglia di povertà.
Durante il meeting internazionale nel novembre 2008 in India, noi Tibetani - venuti sia dal Tibet che dall’estero - abbiamo consolidato e riaffermato S.S Il Dalai Lama come la massima autorità spirituale e temporale del Tibet e anche rafforzato l’impegno alla lotta nonviolenta da lui guidata. Chiediamo al mondo affinché si impegni concretamente nel dare sostegno alla lotta non violenta tibetana per risolvere la grave situazione politica del Tibet.
Dichiariamo che la causa principale del disordine e dell’instabilità in Tibet è il regime cinese che violenta il Tibet ogni giorno e ferisce la dignità del popolo dei tibetani. In tutto il mondo ci sarà la commemorazione della giornata.
In Italia ci saranno due manifestazioni:

ROMA, 10 marzo
TIBET, ORA PIÙ CHE MAI
Manifestazione organizzata dalla Comunità Tibetana in Italia

MILANO, 10 marzo
Manifestazione a sostegno della lotta del popolo tibetano
Organizzata da Tibet Culture House


per maggiori informazioni
www.italiatibet.org
Comunità Tibetana In Italia Onlus